03/07/2010

Cielo indaco

Cielo indaco

Oneiros

 

                  Il mondo apparente potremmo paragonarlo a una serie
                  innumerevole di macchie o incrostazioni che,
                  sovrapposte al Disegno originario della Bellezza infinita,
                  rendono quest’ultimo invisibile a occhi di carne.
                  Tuttavia, il numinoso si lascia a volte “visitare” con lampi
                  fugaci in veste onirica, tramite “presenze” costituite da
                  archetipi.
                  Il sogno in se stesso possiede un evidente carattere
                  numinoso.
                  Esso è una seconda vita.
                  Più d’uno ha scritto che il sonno è il fratello minore della
                  morte, e che il sogno sarebbe il cordone ombelicale con
                  l’aldilà.
                  Il sogno, via regia per l’inconscio e sua
                  autorappresentazione, si esprime col linguaggio dei
                  simboli. Un sogno può essere concepito come un
                  dramma in cui noi recitiamo
                  tutti i ruoli, quello di attore, regista, autore, suggeritore,
                  e anche quello di spettatore.
                  I sogni sono la voce della nostra natura istintiva e
                  animale; la voce della sostanza cosmica che c’è in noi.
                  Per Roger Callois i sogni hanno lo stesso senso della
                  forma delle nuvole e dei disegni delle ali di farfalla.
                  Filosofi come Platone,Aristotele,Pitagora,espressero la
                  loro credenza nel carattere profetico dei sogni. Famoso
                  fu il sogno del presidente Lincoln il quale “vide” la propria
                  morte; impressionanti furono i sogni profetici di Edgar
                  Cayce, uno tra i maggiori sensitivi del suo tempo.
                  Secondo gli antichi oniromanti, i sogni veritieri uscivano
                  da una porta d’avorio, quelli falsi da una porta di corno.
                  Poiché tutto soggiace a errore, sostenne Cartesio, le
                  immagini che vediamo a occhi aperti varranno quanto
                  quelle che scorgiamo in sogno. Dice Guglielmo Marra:
                  “Il sogno è lo specchio dove la veglia si riflette e si
                  incontra con la sua immagine negativa”; e ancora:
                  “Il sogno avrebbe la funzione di valvola, attraverso la
                  quale si scaricano le tensioni accumulate durante la
                  veglia” (Il mistero dei sogni, Meb Editrice).
                  Il doppio dell’io che vediamo in sogno è come l’immagine
                  di Narciso riflesso nello stagno. Nei sogni sul “doppio”,
                  nella letteratura cinese, si avrebbe un io che sogna un
                  altro io che incontra un altro io.
                  Possiamo dire che il sognare presenta una qualche
                  somiglianza con la creazione artistica; esso “è matrice
                  dell’arte” (Proust).
                  Dice Schopenhauer che il sogno è una breve pazzia e
                  che la pazzia è un lungo sogno. Abercrombie afferma
                  che vi è una notevole analogia tra i fenomeni mentali  
                  nella follia e nel sogno.
                  Potremmo paradossalmente paragonare questa
                  esistenza materiale a un sogno rispetto alla vita eterna o
                  Realtà del Sé (totalità interiore dell’anima), allo stesso
                  modo in cui il sogno stesso è tale rispetto alla vita
                  mortale (un sogno nel “sogno”).
                  In definitiva, siamo noi il sogno del Sé, o è il Sé il nostro
                  sogno?

                  Felice Serino

19/06/2010

Consapevolezza dell'essere

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